La rivoluzione dell’interior design passa dalla materia vivente
Negli ultimi anni abbiamo imparato a parlare di sostenibilità, riciclo e riduzione dell’impatto ambientale. Ma oggi, per comprendere davvero dove stiamo andando, e per anticipare ciò che verrà, questo non basta più.
Nel mondo dell’interior design sta prendendo forma un paradigma completamente nuovo: l’approccio rigenerativo. Una visione che non si limita a evitare il danno, ma che mira a generare valore, ripristinare risorse e migliorare in modo attivo la qualità dell’ambiente costruito.
Lo abbiamo visto chiaramente all’ultima Biennale di Venezia 2025 di Carlo Ratti dove, nonostante l’onnipresenza del tema dell’AI, l’attenzione si è spostata in modo deciso sull’esplorazione dei neo-materiali e sulle loro interazioni con tecnologia e spazi dell’abitare. Una direzione confermata anche dalle recenti edizioni del Fuorisalone, dove la ricerca sui bio-materiali è diventata un terreno condiviso da istituzioni accademiche, startup e professionisti del settore.
In sintesi: i materiali rigenerativi non rappresentano una semplice tendenza “green”. Sono destinati a diventare il prossimo standard del mercato.
Che cosa sono i materiali rigenerativi?
I materiali rigenerativi sono sostanze utilizzate per sostenere la riparazione biologica (in medicina) o la ricostruzione strutturale (in edilizia), e provengono da varie fonti. In medicina, sono biomateriali (come PRP, cellule staminali o innesti ossei) usati per riparare tessuti danneggiati. In edilizia, i materiali rigenerativi sono materiali progettati non solo per ridurre l’impatto, ma per contribuire attivamente a ripristinare, rigenerare o migliorare la qualità ambientale, biologica o sociale del contesto in cui vengono impiegati. È fondamentale chiarire che non hanno nulla a che spartire con quelle logiche di “green marketing” che, sotto la bandiera delle fonti rinnovabili, cercano di far passare prodotti convenzionali come più sostenibili di quanto non siano realmente.
I materiali rigenerativi, al contrario, ridefiniscono il rapporto tra progettazione e risorse: riducono drasticamente il consumo di materie prime e favoriscono processi circolari autentici, non cosmetici.
Vediamo alcune definizioni, legate al tema “green”, importanti da chiarire:
• Sostenibile: riduce il danno, ottimizza i consumi.
• Riciclato: proviene da scarti o materiali già in uso.
• Biodegradabile: può degradarsi senza impattare negativamente.
• Rigenerativo: crea valore, supporta cicli circolari, riduce la dipendenza dalle risorse vergini, spesso favorisce la salute umana (VOC bassissimi, assenza di tossicità, natura bio-based).
Questo shift culturale sta avvenendo per una ragione molto semplice: stiamo entrando in un’epoca in cui la qualità dell’ambiente interno (aria, superfici, luce, texture) è percepita come un’estensione diretta della qualità della vita.
Perché questi materiali diventeranno un trend dominante
1. Nuove normative europee green
Le normative europee sui neo-materiali si concentrano principalmente su economia circolare, sostenibilità dei prodotti e gestione dei rifiuti. Tra le iniziative più rilevanti figura il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), che fissa obiettivi stringenti di riciclaggio e incentiva il riuso dei materiali.
Poi c’è il Critical Raw Materials Act, pensato per diversificare le catene di approvvigionamento e promuovere il riciclo delle materie prime critiche. Inoltre, il quadro normativo include l’obbligo di rispettare i principi del Ecodesign Directive, che impone requisiti di durabilità, riparabilità e uso di contenuto riciclato per molti prodotti.
In questo contesto, la UE sta orientando sempre più il mercato verso materiali a ciclo chiuso, circolari e bio-based: non più un’opzione, ma una direzione obbligata. È probabile che molti futuri bandi e appalti richiedano esplicitamente soluzioni rigenerative, chi si adegua oggi, anticipa le esigenze del mercato di domani.
2. Crescita del mercato dei biomateriali
Il settore dei biomateriali è uno dei più veloci in crescita a livello globale: mycelium, alghe, calce-canapa e biopolimeri hanno raggiunto un livello di maturità industriale elevato.
Vi segnalo questo articolo, Living Materials, di Daniela Amandolese che ben illustra lo stato dell’arte dei biomateriali.
Uno studio economico invece, a cura di Mordor Intelligence (a dispetto del curioso nome è un’azienda di market intelligence indiana), solo nel settore farmaceutico sanitario stima che il mercato dei biomateriali avrà una dimensione di 202.37 miliardi di dollari quest’anno e si prevede che raggiungerà i 384.37 miliardi di dollari entro il 2030, con un CAGR del 13.69% nel periodo di previsione (2025-2030).
3. La salute degli ambienti interni come priorità
Negli ultimi anni, complice anche l’attenzione post-pandemia alla qualità dell’aria indoor, il tema dei VOC, i composti organici volatili, è esploso. Si tratta di sostanze che evaporano facilmente da vernici, colle, rivestimenti e arredi, e che possono avere effetti nocivi sia sulla salute sia sull’ambiente. Da qui la spinta verso materiali con bassa emissione di VOC, superfici non tossiche, pareti traspiranti e rivestimenti bio-compatibili. La buona notizia è che la produzione di materiali capaci di interagire attivamente con l’ambiente a beneficio del benessere umano non è più sperimentazione: è realtà industriale.
Un esempio emblematico arriva dall’Italia: le Active Surfaces ceramiche sviluppate da Iris Ceramica Group insieme al Dipartimento di Chimica dell’Università di Milano, capaci di esercitare azioni antibatteriche, autopulenti e anti-inquinamento grazie a processi fotocatalitici avanzati. Un’altra tecnologia già sul mercato è Airlite , una vernice che sfrutta la nanotecnologia per purificare l’aria degli ambienti interni riducendo inquinanti, odori e batteri, come evidenziato anche dal programma europeo CORDIS nelle ricerche dedicate alle eco-coatings non tossiche.
4. Cambiamento estetico e culturale
Le persone cercano un’estetica “calda”, materica, naturale, non artificiale. Non è solo una questione legata all’architettura biofilica, non è solo l’utilizzo di piante per rendere l’ambiente “naturale”, ma una nuova valenza estetica, anche dotata di un certo fascino di neo-luxury, che nasce dall’interazione tra tecnologia ed elementi viventi. Il “bio-tech design”, fusione di materiali naturali e tecnologia avanzata, sarà uno dei trend 2026.
La simbiosi tra uomo e device tecnologici è già in atto e le sperimentazioni per iperconnettere oggetti, materiali e ambienti stanno accelerando a una velocità sorprendente. Non si tratta più solo di integrare sensori o automatizzare funzioni domestiche, ma di creare ecosistemi intelligenti in cui il costruito dialoga con chi lo abita, anticipa bisogni, adatta le proprie prestazioni e restituisce dati utili al benessere quotidiano.
Stiamo entrando in un’epoca in cui pareti, superfici, arredi e materiali stessi diventeranno nodi attivi di una rete ambientale più ampia, capace di reagire agli stimoli, migliorare le prestazioni energetiche e contribuire alla qualità della vita. È una trasformazione che ridefinirà il modo in cui progettiamo e viviamo gli spazi, spostando l’interior design dal “funzionale” al “relazionale”.
Ed è proprio in questo interscambio continuo, tra biologico, digitale e materico, che i materiali rigenerativi troveranno il loro ruolo più naturale: diventare interfacce vitali tra l’essere umano e l’ambiente che abita.
I materiali rigenerativi più interessanti nel 2025–2026
Mycelium (funghi)
Come già accaduto in altre università europee, due anni fa in Accademia SantGiulia abbiamo sperimentato con l’Università di Brescia la possibilità di una ricerca congiunta su questo materiale. “Contaminazioni” è un progetto nato nel 2023 grazie alla collaborazione tra l’Università degli Studi di Brescia e l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia, sviluppato in parallelo con Bergamo e Brescia Capitale Italiana della Cultura. L’iniziativa ha messo in dialogo le prospettive delle scienze biologiche e delle discipline artistiche, coinvolgendo gli studenti di Unibs e Accademia nella creazione di biomateriali ottenuti da funghi e da scarti organici provenienti dai flussi agro-industriali e urbani messi a disposizione da A2A. Su questa base, gli studenti hanno dato vita a opere artistiche inedite realizzate proprio con quei materiali biologici sperimentali. Il valore del progetto risiede nella sua natura multidisciplinare: un percorso che intreccia arte e scienza per esplorare nuove pratiche creative in linea con le sfide dell’economia circolare e della transizione ecologica, indicando strade concrete per ripensare materiali, processi e immaginari contemporanei. Da questa esperienza è nata la pubblicazione “Estetiche organiche”, Libere edizioni, 2024 a cura di Emanuela Gobbi, Paolo Sacchini e Massimo Tantardini.
Quello che è emerso, a parer mio, da questa ricerca e che trovo interessante dal punto di vista estetico del design, al di là del pur rilevante significato artistico, è che il Micelio;• Cresce in pochi giorni
• Autoportante, leggerissimo
• Ottimo per pannelli, arredi, packaging, fonoassorbenza
• Estetica organica, texture “viva”
Biopolimeri dalle alghe
Le Bioplastiche non sono propriamente una novità e si parla di biopolimeri derivanti dall’utilizzo di alghe da almeno quindici anni. L’uso delle alghe come risorsa industriale è documentato già da decenni, principalmente in contesti come produzione di alga-carta o biomassa, ma l’idea di usarle come materia prima di biopolimeri “commoditized” ha preso forma concreta solo negli ultimi decenni. Il primo utilizzo noto è quello dell’azienda AlgoPAck nel 2010.
Illuminante ancora questo articolo di Daniela Amandolese.
I biopolimeri ricavati dalle alghe sono Interessanti perché:
• Alternative naturali alla plastica
• Traslucidi, flessibili, interessanti per lampade, rivestimenti e oggettistica
• Assorbono CO2 durante la crescita
Canapa e calce
La combinazione di canapa e calce dà vita a un materiale da costruzione che non si limita a ridurre l’impatto ambientale nella fase produttiva, ma che diventa esso stesso un alleato dell’ambiente: assorbe carbonio, contribuisce a migliorare la qualità dell’aria e rappresenta una soluzione autenticamente rigenerativa per l’edilizia contemporanea. Il truciolato di canapa (il canapulo) è caratterizzato da una struttura composta da minuscoli alveoli pieni d’aria, all’interno dei quali avvengono costanti processi di micro-condensazione ed evaporazione. Questo meccanismo naturale permette di ostacolare il trasferimento di calore e freddo tra esterno e interno, stabilizzando il microclima e regolando l’umidità in modo naturale. Il risultato è un livello di comfort abitativo straordinariamente elevato, ottenuto senza ricorrere a tecnologie energivore.
I due materiali, funzionano bene insieme, perché danno luogo ad un materiale sinergico:
• Super traspirante
• Regola l’umidità
• Incredibilmente durabile
• Ideale per pareti interne, isolamento, microclima sano
Biocompositi da scarti agricoli
Ricordo che già nel 2019 avevo seguito con curiosità alcuni seminari organizzati dall’Ordine degli Architetti dedicati alle case in paglia e legno realizzate in autocostruzione. Si parlava di edifici veri e propri, completi di fondazioni, struttura portante, permessi e tutta la burocrazia necessaria per aprire un cantiere come qualsiasi altro intervento edilizio. In teoria la paglia potrebbe essere utilizzata come materiale portante, ma il quadro normativo italiano impone di affiancarla a una struttura certificata, che sia in legno, cemento o laterizio. Sono quindi questi materiali a definire l’ossatura dell’edificio, mentre gli spazi interni dell’intercapedine vengono riempiti con balle di paglia pressata, che svolgono il ruolo di isolamento naturale.
I materiali ulteriori sui quali la ricerca e le sperimentazioni stanno dando buoni risultati sono, oltre al paglia, la lolla di riso, scarti di caffè, gusci di noci
Questi sono indicati per:
• Pannelli decorativi e arredi a basso impatto
• Elementi di tamponamento nelle murature
Estetica rigenerativa: come cambiano texture, colori e superfici
L’estetica rigenerativa porta con sé un nuovo linguaggio visivo. Veniamo da anni nei quali il conformismo estetico ha allineato il gusto contemporaneo in una sorta di palude cromatica nella quale si parla solo di colori beje, grigi, tinte desaturate e linee pulite, essenziali, forme “accomodanti” che vanno bene un po’ per tutti. E quindi, al di là del valore economico, ci troviamo di fronte a case progettate tutte uguali, ambienti openspace arredati più o meno nello stesso modo, arredi e finiture che differiscono, tra le case luxury e quelle più “povere” non tanto per concecpt o visioni formali, solo per il costo dei materiali di costruzione. Un’estetica quindi molto facile dove nulla più ci sorprende o lascia all’immaginifico.
Ecco, l’utilizzo dei nuovi materiali potrebbe invece portare ad una nuova vitalità in questo senso: le forme organiche sarebbero naturalmente divergenti da ogni dogma diventando un unicum nel loro genere. Non bisogna dimenticare che comunque, sono ormai diversi anni che abbiamo un certo feeling con le estetiche legate al suprematismo della natura sul costruito; basti pensare all’estetica wabi-sabi dove l’imperfezione e la transitorietà diventano simbolo di virtuosità formale.
Di seguito riassumo alcuni spunti estetici che non sono assolutamente esaustivi ma, chiaramente, in divenire :
Palette cromatiche
• Terra cruda
• Verde muschio e olive deep
• Beige calcareo
• Legni chiari fibrosi
• Toni vegetali e minerali
Texture
• Imperfezioni nobili e”mobili”
• Matericità espressiva autonoma
• Pattern cellulari tipici del mycelium
• Superfici che “respirano” e assorbono la luce
• Cementi bio-polimerici
Immagino muri che cambiano colore in base al tipo di luce che li colpisce, oggetti di design che interagiscono e si modifcano in base all’ambiente che li circonda, superfici che offrono trasparenze ed opacità in base all’attività di microorganismi al loro interno. Scenari che fino a pochi anni fa avremmo liquidato come fantascienza, oggi rappresentano una frontiera concreta della ricerca sui materiali viventi.
Nei laboratori di università come MIT, TU Delft, Stanford e UCL, i team di ricerca stanno sviluppando materiali capaci di crescere, autoripararsi, rigenerarsi e addirittura comunicare variazioni chimiche, termiche o luminose. Parliamo di biopellicole che reagiscono agli stimoli, idrogel che mutano consistenza e colore in base alla temperatura, biopolimeri derivati da alghe che cambiano densità a seconda dell’umidità, matrici composite popolate da batteri programmati per mineralizzare superfici e sigillare microfratture.
In questo nuovo immaginario, il materiale non è più un semplice “supporto”, ma un organismo collaborativo che contribuisce attivamente al comfort e alla qualità dello spazio.
Pareti che filtrano l’aria mentre respirano, pannelli che si riparano dopo un urto, pavimenti che mappano il comportamento dell’utente per ottimizzare il microclima: ogni elemento diventa un nodo sensibile in un sistema abitativo più intelligente e, soprattutto, più vivo. È una rivoluzione silenziosa, ma già in atto, che mette insieme biologia sintetica, design computazionale e nuove tecnologie materiche. E che, nei prossimi anni, cambierà radicalmente il modo in cui progettiamo, costruiamo e percepiamo gli ambienti.
I limiti attuali dei materiali rigenerativi
Costi leggermente più alti
Dovuti alla fase ancora sperimentale di alcune filiere. Si abbasseranno rapidamente con l’aumento della domanda.
Disponibilità limitata
Non tutti i materiali sono presenti sul mercato italiano. Le startup stanno colmando il gap.
Normative e certificazioni
Alcuni materiali richiedono test aggiuntivi per essere utilizzati in edilizia.
Preconcetti estetici
Molti associano il “naturale” al “rustico”. In realtà l’estetica rigenerativa è modernissima e raffinata.
Il futuro dei materiali rigenerativi
Il futuro è già qui. Negli ultimi anni il concetto stesso di “materiale” sta subendo una trasformazione radicale: i progetti più avanzati non cercano più solo materiali “sostenibili”, ma materiali viventi e rigenerativi, in grado di respirare, crescere, auto-rigenerarsi o interagire con l’ambiente. Dalle microalghe e dal micelio fungino a biopolimeri bio-fabbricati, la ricerca universitaria e il biodesign stanno definendo una nuova classe di materiali per l’interior design e l’architettura, capaci di abbattere l’impronta ecologica e di proporre un’estetica povera di fossilità e ricca di natura.
Questa evoluzione, che unisce biologia, scienza dei materiali e progetto estetico, apre la strada a un futuro in cui le superfici non sono più passive: diventano parte attiva degli spazi, generando comfort, salute ambientale e funzionalità responsiva.
Il design rigenerativo non è più un’opzione: è la nuova frontiera dell’abitare consapevole.
m.s.
Altre fonti non citate nel testo:
- Alive and Kicking, Elvin Karana, Avans University of Applied Sciences | Faculty of Industrial Design Engineering (Ne)
- The mechanical properties of mycelium-based composites for design applications, Construction and Building Materials, 202 University of Newcastle, University of the West of England
- Seaweed-based biopolymers as sustainable alternatives to petrochemical plastics, Carbohydrate Polymers, 2024, University of Tokyo + Università di Wageningen

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