Progettare una casa nuova da zero significa evitare una serie di errori invisibili che, apparentemente innocui in fase di progetto, diventano evidenti solo quando gli spazi vengono vissuti quotidianamente.
I dieci errori più ricorrenti nella progettazione di una nuova casa riguardano la sequenza con cui si prendono le decisioni: disegnare le stanze prima di conoscere le abitudini di chi le abiterà, sottovalutare i percorsi interni, scegliere gli arredi troppo tardi rispetto al progetto architettonico, pianificare gli impianti elettrici e idraulici dopo aver definito la distribuzione, progettare l’illuminazione stanza per stanza invece che come sistema, dimenticare lo spazio necessario per il contenimento degli oggetti quotidiani, confondere la superficie con il comfort, ignorare la capacità della casa di adattarsi nel tempo, scegliere materiali per l’estetica senza valutarne il comportamento nel tempo e progettare per l’immagine invece che per l’esperienza abitativa.
La causa comune è un metodo frammentato: decisioni prese per fasi separate invece che come sistema integrato.
Quando una casa è nuova, molti degli errori più importanti non sono immediatamente visibili. Non si riconoscono in una parete fuori posto o in una finitura sbagliata. Emergono più tardi, quando iniziamo a vivere gli ambienti: il percorso dalla camera al bagno è scomodo, la cucina non funziona come immaginavamo, il divano occupa troppo spazio, mancano prese dove servono, la luce naturale non viene sfruttata, gli armadi sembrano sufficienti sulla carta ma non lo sono nella vita quotidiana.
Il vero problema degli errori nella progettazione di una casa nuova è che molti si scoprono quando correggerli è ormai costoso. E progettare significa soprattutto prevenirli.
L’errore di partenza: pensare alla casa come ad una planimetria
Alla mia generazione di architetti hanno insegnato a progettare partendo dalla planimetria. Ricordo che uno degli insegnamenti, se non il primo, era di concepire la pianta in modo che fosse funzionale. Il problema era che spesso, questa funzionalità, era confacente alla mente del progettista ma non a chi avrebbe vissuto gli ambienti progettati.
Una planimetria rappresenta uno spazio, ma non racconta automaticamente come quello spazio verrà vissuto. È una distinzione fondamentale. Quando si guarda una pianta si tende a verificare se le stanze “ci stanno”: soggiorno, cucina, camere, bagni, corridoio, lavanderia. Ma una casa non viene abitata dall’alto, come una planimetria, ma viene attraversata dalle nostre azioni quotidiane.
Ci si sveglia, si va in bagno, si prepara il caffè, si accompagna un figlio a scuola, si lavora, si cucina, si ricevono persone, si guarda la televisione, si fanno telefonate. Le azioni delle persone producono percorsi, soste, sovrapposizioni e conflitti che una semplice distribuzione delle stanze non riesce a rendere evidenti.
Per questo il layout abitativo non dovrebbe essere valutato soltanto in termini geometrici. La domanda corretta non è soltanto “Dove mettiamo questa stanza?”, ma “Come funzionerà questa casa quando saremo dentro?”. È qui che comincia la vera progettazione ed è da qui che partirò indicandovi dieci errori, apparentemente invisibili, ma che nel tempo si possono rivelare catastrofici (va bene, non esageriamo, diciamo molto, molto noiosi).
1. Disegnare le stanze prima di conoscere le abitudini
Uno degli errori più ricorrenti nella progettazione di una casa nuova consiste nel partire dalle stanze invece che dalle persone. E spesso succede perché si parte da infatuazioni momentanee, da immagini che abbiamo visto e che abbiamo immediatamente trasformato in desideri. Queste infatuazioni, molto simili alle cotte adolescenziali, le chiamo i “desideri delle case degli altri”. Così, invece di chiederci di cosa abbiamo realmente bisogno, iniziamo a pensare:
“Voglio una cucina grande.”
Perché ne abbiamo vista una su Instagram, bellissima, in una casa affacciata sul mare.
“Voglio tre bagni.”
Perché siamo in tre e, naturalmente, ognuno dovrebbe avere il proprio. [Poco importa se la metratura della casa consente di progettare al massimo due bagni davvero funzionali.]
“Voglio una cabina armadio.”
Perché, nel 2026, chi vuoi che compri ancora un armadio? E poi la mia amica Giovanna ne ha una bellissima.
“Voglio una stanza per i miei hobby.”
[Poi scopri che gli hobby sono andare in piscina e cucinare.]
Sono richieste legittime? Certamente possono esserlo. Ma, da sole, non sono ancora sufficienti per progettare uno spazio davvero a misura di chi lo abiterà. Una cucina molto grande può essere inutile se chi vive la casa cucina poco e preferisce destinare più spazio al soggiorno. Una cabina armadio può sottrarre superficie preziosa alla camera da letto. Una stanza dedicata allo smart working può rimanere quasi sempre vuota se il lavoro viene svolto comodamente al tavolo della cucina o in un altro ambiente della casa.
Il punto, quindi, non è stabilire quali desideri siano giusti e quali sbagliati. È capire da dove arrivano quei desideri e quanto corrispondano davvero al nostro modo di vivere.
Io sono un grande sostenitore del desiderio. Una casa senza desideri sarebbe probabilmente una casa corretta, ma difficilmente sarebbe una casa personale. Progettare non significa quindi rinunciare a ciò che desideriamo. Significa capire quali desideri meritano davvero metri quadrati, quali possono essere integrati nel progetto e quali, invece, rischiano di trasformarsi in costi senza produrre un reale miglioramento della vita quotidiana.
Il compito del progetto non è togliere desideri alla casa: è alimentarli trasformandoli in spazio.
2. Sottovalutare i percorsi
Una casa può avere stanze perfettamente dimensionate e funzionare comunque male. Succede quando non vengono progettati i percorsi. C’è una tendenza maniacale ad occuparsi “dopo” di questi spazi pensando che “tanto sono solo spazi di passaggio”.
Il problema non è soltanto quanto è grande una stanza, ma come ci si arriva e cosa succede mentre la si attraversa. Se per raggiungere la cucina bisogna attraversare il soggiorno passando davanti al divano, se l’accesso alla camera interferisce con la zona giorno, se la lavanderia è troppo lontana dalle camere o se l’ingresso conduce immediatamente verso gli spazi più privati, il problema non emerge necessariamente dalla planimetria. Emergerà nella vita di tutti i giorni provocando una serie continua di quotidiane rotture di scatole che porteranno a non essere soddisfatti della propria casa.
I percorsi, non sono solo corridoi o rampe di scale, ma sono una componente invisibile dell’architettura domestica e spesso ricadono proprio tra gli errori più comuni nella progettazione di una casa nuova. Determinano una parte importante della percezione di ordine, privacy e comodità. Una buona progettazione casa deve quindi prevedere non soltanto gli ambienti, ma anche i movimenti tra gli ambienti.
3. Pensare agli arredi troppo tardi
Di questo ne ho già parlato ampiamente anche in altri articoli ed è uno degli errori più costosi. Succede quando prima si costruiscono pareti, porte e impianti e solo successivamente si cerca di capire dove collocare gli arredi.
Arredo e architettura degli interni sono strettamente collegati. Un armadio modifica la percezione di una parete. Una cucina determina la posizione degli impianti. Un letto stabilisce le distanze necessarie per muoversi. Una libreria può diventare un elemento architettonico. Un mobile su misura può definire un percorso.
Per questo gli arredi principali dovrebbero entrare nel progetto molto prima di essere acquistati. Non significa scegliere immediatamente ogni singolo prodotto. Significa sapere quali ingombri saranno necessari e quali relazioni dovranno instaurarsi tra mobili, aperture e percorsi.
Il progetto deve prevedere lo spazio per vivere, non semplicemente lo spazio per inserire mobili.
4. Disegnare gli impianti dopo aver deciso la casa
Nei progetti più complessi, lavoro sempre con gli ingegneri. Non andrei da nessuna parte senza un progettista strutturale o termotecnico: sono necessari e, oltre al know how specifico, offrono sempre un interessante punto di vista su diverse questioni.
I “partner in crime” degli ingegneri sono gli elettricisti e gli idraulici. Insieme, formano la sacra triade che, unita da antiche leggi non scritte combatte da secoli contro architetti e interior designer.
L’unica speranza è parlare la loro lingua: saperne il più possibile della materia e raggiungere insieme buoni risultati. Parliamo infatti degli impianti e di come questi debbano essere pensati contemporaneamente al progetto nel suo insieme.
Ora, le prese elettriche sono uno dei migliori indicatori di quanto una casa sia stata realmente progettata. Quando mancano, ce ne accorgiamo subito. La presa è dietro il comodino ma non nel punto in cui serve per la lampada. In cucina non ce ne sono abbastanza. La televisione richiede una serie di cavi visibili. La scrivania è lontana dalla connessione. Il punto luce non coincide con il centro reale dell’ambiente.
Sono problemi piccoli, ma moltiplicati per anni diventano una forma di disagio quotidiano.
L’impianto elettrico dovrebbe essere conseguenza del progetto e non un elemento tecnico aggiunto alla fine. Lo stesso vale per illuminazione, climatizzazione, rete dati, dispositivi domotici e sistemi di oscuramento. Anche il sistema idraulico fa la sua parte: dimenticarsi il rubinetto in terrazzo significa un vita futura sempre con l’innaffiatoio in mano o con un tubo in gomma che, al momento di innaffiare le piante, correrà dal bagno allo spazio esterno.
Gli impianti sono il vero sistema nervoso della casa. Se vengono progettati separatamente dal layout abitativo, il rischio è di creare una serie di compromessi difficili da eliminare.
5. Progettare la luce pensando solo ai corpi illuminanti
Un altro errore invisibile, ma in grado di creare disagi non banali, consiste nel considerare l’illuminazione soltanto quando gli ambienti sono già definiti. La luce invece, deve partecipare alla progettazione fin dall’inizio e non ridursi alla scelta della lampada da terra o all’applique a muro.
Non tutte le attività richiedono la stessa illuminazione e non tutti gli ambienti devono avere la stessa atmosfera. Una cucina richiede condizioni visive diverse da una camera da letto. Un ingresso ha esigenze differenti rispetto a uno spazio dedicato alla lettura. In soggiorno possono convivere momenti di attività e momenti di rilassamento.
Pensare soltanto a un punto luce centrale significa spesso rinunciare alla possibilità di costruire scenari differenti. La progettazione contemporanea dovrebbe considerare la luce naturale, l’orientamento, le aperture e la luce artificiale come parti dello stesso sistema. Nei miei progetti di interior consiglio almeno due/tre livelli di illuminazione per ogni stanza, ognuna specifica per le diverse funzionalità: pulizia degli ambienti, lettura e relax, richiesta di attenzione o atmosfera.
Ho parlato in questo articolo dell’importanza della luce circadiana. La casa non dovrebbe essere semplicemente illuminata: dovrebbe poter cambiare durante la giornata.
6. Ignorare lo spazio necessario per ciò che non si vede
Adesso vi parlo dell’errore che fanno tutti i miei studenti al primo corso di progettazione degli interni (quando dico “tutti” vuole dire “quasi tutti”, c’è sempre qualcuno più sveglio che mi sorprende). Un errore frequente nella progettazione casa nuova è utilizzare quasi tutta la superficie disponibile per gli ambienti “importanti”: il soggiorno, la cucina, le camere da letto ed il bagno.
Poi però arrivano le cose reali e non è più un esercitazione di progettazione di interni: aspirapolvere, scope, valigie, detersivi, biancheria, scarpe, piccoli elettrodomestici, attrezzature sportive, materiali per hobby, oggetti stagionali, tappeti invernali e poi ancora giocattoli, cibo, tanto cibo e pentole, servizi della nonna, della zia ed i regali che si accumuleranno negli anni e che non avremo cuore di gettare alle ortiche.
La casa comincia così a riempirsi ed il problema non è necessariamente avere troppe cose. (Anche se due paroline sull’argomento ve le farei volentieri). Il punto è non aver progettato lo spazio necessario per contenerle.
Il contenimento dovrebbe essere considerato parte del layout abitativo. Non come una soluzione decorativa da aggiungere alla fine, ma come una componente architettonica. Una casa ordinata non è necessariamente una casa minimalista: è una casa nella quale ogni cosa ha una possibilità ragionevole di essere riposta.
7. Pensare che più spazio significhi automaticamente più comfort
“Bigger is better” va bene solo per alcune cose legate al nostro ego. L’idea che più spazio significhi maggiore comfort abitativo è un’idea da mettere in discussione. Un soggiorno enorme non è necessariamente più confortevole di uno più contenuto. Una camera molto grande può risultare dispersiva. Un corridoio largo può rappresentare superficie sottratta ad ambienti realmente utilizzati.
Il comfort non dipende soltanto dai metri quadrati ma dipende dalle proporzioni, dalle relazioni tra gli ambienti, dalla luce, dalla possibilità di muoversi, dalla presenza di contenimento e dalla qualità delle transizioni.
La superficie deve essere distribuita in funzione dell’esperienza abitativa. Per questo una progettazione efficace non cerca semplicemente di aumentare lo spazio, ma di aumentare la qualità dello spazio disponibile.
8. Dimenticare che la casa cambia nel tempo
Questo errore diventa evidente soltanto dopo qualche anno. Una casa progettata come una fotografia del presente può diventare rapidamente inadeguata. Cambiano le esigenze familiari, cambiano le modalità di lavoro, cambiano le persone che abitano la casa. Una stanza può diventare studio, una camera può non essere più necessaria, il soggiorno può assumere nuove funzioni.
La progettazione non può prevedere il futuro, ma può lasciare una certa capacità di adattamento. Porte, distribuzioni, impianti, arredi mobili e sistemi di contenimento possono essere pensati in modo da non rendere ogni cambiamento una piccola ristrutturazione. Una casa veramente contemporanea non è necessariamente quella più tecnologica. È quella che riesce ad accompagnare meglio la vita di chi la abita.
9. Scegliere materiali e finiture senza considerarne il comportamento
Quando inizio un “percorso di progettazione” con i miei clienti, succede che la padrona di casa esordisca così alle mia domanda sul proprio desiderio: “Sogno una casa dove ci sia un’attenzione particolare ai materiali: vorrei dei bei pavimenti, ma non in legno, che si rovina, ma, “tipo legno” magari quelle belle mattonelle in gres porcellanato che mi ha consigliato un mio amico che è del settore…”.
Eh, non nomino la professione dell’amico della signora ma vi posso dire che in genere va ad aggiungersi ai professionisti di cui sopra e forma, de facto, un potentissimo quadrumvirato dotato di poteri mistici.
Ora, la scelta dei materiali viene spesso affrontata come una questione estetica. Piace il legno. Piace la pietra. Piace una superficie continua. Piace un certo colore. Ma un materiale non è soltanto ciò che vediamo: riflette o assorbe la luce, è più o meno delicato. Invecchia in un certo modo e modifica l’acustica. Cambia la percezione delle proporzioni e produce una determinata risposta tattile.
Questo diventa particolarmente importante quando materiali diversi vengono utilizzati nello stesso ambiente. Una casa può avere una palette perfettamente coerente e risultare comunque poco confortevole se le superfici generano eccessivo riverbero, se la luce artificiale altera i colori o se alcune finiture richiedono una manutenzione incompatibile con lo stile di vita di chi le utilizza. La progettazione deve quindi considerare il comportamento dei materiali nel tempo. Non soltanto il loro aspetto nel giorno in cui vengono scelti: allora andranno bene anche le piastrelle in gres, ce ne sono di stupende, purché non si scelgano quelle che imitano i materiali naturali.
10. Progettare per l’immagine invece che per l’esperienza
È forse l’errore più contemporaneo. Le immagini di interni sono diventate uno strumento potentissimo per immaginare la propria casa. Ma possono anche generare un equivoco: confondere una casa bella da vedere con una casa bella da abitare.
Un ambiente fotografato può apparire perfetto perché tutto è controllato. Nella vita quotidiana, invece, una casa deve sopportare oggetti, rumori, disordine, bambini, ospiti, lavoro, stanchezza e cambiamenti.
Questo non significa rinunciare all’estetica ma significa darle una funzione. Il progetto dovrebbe costruire una relazione tra forma, comportamento e identità. Il mio mantra è che una casa non deve necessariamente essere “instagrammabile”. Deve essere riconoscibile per chi la vive. Per me è una differenza sostanziale.
Il vero errore è progettare per fasi separate
Molti degli errori da evitare nel progetto derivano da un metodo frammentato. Prima la distribuzione, poi gli impianti ed a seguire le finiture, la cucina, gli arredi, l’illuminazione ed infine i complementi.
Sembra un processo ordinato, ma può produrre un risultato incoerente perché ogni decisione viene presa quando molte delle precedenti sono già diventate vincoli. Una progettazione più efficace lavora invece per livelli sovrapposti.
Il progetto architettonico definisce muri, aperture, proporzioni e distribuzione. Gli impianti devono dialogare con questa struttura. Materiali e finiture devono essere valutati anche per il loro comportamento. Gli arredi fissi partecipano alla costruzione dello spazio. Gli arredi mobili completano e rendono flessibile l’ambiente. È questa integrazione che permette di prevenire gli errori prima che diventino problemi.
Quanto costa davvero non progettare?
Il costo della progettazione viene spesso percepito come una voce aggiuntiva. In realtà il confronto corretto non dovrebbe essere tra “progetto” e “nessun progetto”. Dovrebbe essere tra progettare prima e correggere dopo.
Cambiare una posizione durante la fase progettuale può richiedere pochi minuti di lavoro. Spostarla quando sono già stati realizzati impianti, pavimenti, rivestimenti o arredi su misura può diventare un intervento completamente diverso. Lo stesso vale per una porta, una presa, un punto luce, un armadio o una parete.
La progettazione ha quindi anche una funzione economica: ridurre l’incertezza prima che le decisioni diventino irreversibili. Se volete approfondire, ho parlato dei veri costi di progettazione in questo articolo. Non significa che un progetto elimini ogni imprevisto. Significa che rende gli imprevisti più leggibili e le decisioni più consapevoli.
Progettare casa da zero significa progettare il modo di vivere
Una casa nuova rappresenta una possibilità rara: poter intervenire prima che i problemi esistano. È il momento nel quale vale la pena fermarsi e chiedersi non soltanto quale casa vogliamo vedere, ma quale casa vogliamo vivere. Vi ho parlato di come in un percorso di progettazione si debba iniziare dalle domande giuste: Quante persone la abiteranno? Come cambieranno le loro esigenze? Quali attività saranno davvero importanti? Quali percorsi verranno ripetuti ogni giorno? Dove serviranno luce, silenzio, privacy, contenimento? Quali elementi dovranno poter cambiare nel tempo?
Sono domande meno immediate della scelta di un pavimento o di una cucina, ma hanno un peso molto maggiore sul risultato finale.
Gli errori nella progettazione di una casa nuova raramente nascono da una scelta completamente sbagliata. Più spesso derivano da una serie di piccole decisioni prese senza una visione complessiva. Ecco perché progettare prima significa spendere meglio. Non per avere una casa perfetta sulla carta, ma per ridurre la possibilità di scoprire, dopo averla costruita, che qualcosa non funziona.
Dove inizia il vero progetto
Il momento più utile per coinvolgere un progettista non è quando devi scegliere il divano o il colore delle pareti ma avvien molto prima. Una consulenza progettuale può aiutarti a verificare distribuzione, percorsi, proporzioni, illuminazione, contenimento, arredi e relazioni tra gli elementi prima che le decisioni diventino difficili da modificare.
Il mio lavoro parte proprio da qui: capire come vuoi vivere la tua casa e trasformare esigenze, abitudini e desideri in uno spazio coerente, funzionale e personale. Perché una casa progettata bene non è quella nella quale non c’è nulla da cambiare. È quella nella quale hai previsto, prima di costruirla, ciò che sarebbe stato molto più costoso scoprire dopo.
Se stai valutando una ristrutturazione, una redistribuzione degli spazi o un progetto di interior design, puoi contattarmi per una consulenza. Analizzeremo insieme esigenze, criticità e potenzialità della tua abitazione per capire quali interventi possano generare un miglioramento concreto della qualità abitativa.
m.s.


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